” I confini tra noi e gli altri”

” I confini tra noi e gli altri”

ln questi ultimi tempi, la questione dei migranti salvati dalle Ong ha diviso la popolazione italiana. Chi si è schierato con un certo modo di pensare ha condiviso la politica dei porti chiusi. L’altra parte degli Italiani, avendo invece posizioni più tolleranti ha sostenuto la politica dei porti aperti. Questione spinosa quella dei migranti, che non coinvolge solo l’Italia ma anche gli altri paesi europei. Non sarà facile trovare una regolamentazione ai flussi migratori, sfida che molto probabilmente ci vedrà coinvolti per molto tempo ancora. Sicuramente la soluzione non arriverà dallo scagliarsi l’uno contro l’altro, come ho visto di recente in diversi dibattiti televisivi, dove ospiti e politici incuranti della buona educazione comunicavano interrompendosi a vicenda durante la discussione in atto. In questo post non è mia intenzione parlare assolutamente di politica né tantomeno di problematiche così complesse.

Tuttavia in questi giorni mi è venuto spontaneo fare delle riflessioni al riguardo, trovando una similitudine tra la tanto sbandierata difesa dei confini nazionali e la difesa del nostro territorio (inteso come spazio vitale), nel momento in cui ci troviamo in presenza di un altro essere umano. Il parallelismo tra le due situazioni ha suscitato in me la seguente domanda. Come possiamo stabilire relazioni sane e arricchenti, con familiari, amici o conoscenti, senza che gli stessi provochino in noi un senso d’ invasione? La risposta che mi sono dato, in base anche alle mie esperienze è stata: bisogna conoscersi e rispettare i propri limiti in modo che gli altri li rispettino. Sì certo, a parole sembra un comportamento facile da intraprendere ho pensato, ma per molte persone non è poi così scontato metterlo in pratica. Questo perché influenzate dalla loro immagine ideale o da esperienze negative passate, esse fanno fatica a riconoscersi per quello che sono veramente. Pertanto, da tali contaminazioni psicologiche nasceranno modi non equilibrati di relazionarsi agli altri, che in forma molto generica e approssimativa possono essere riconducibili a due tipi di personalità distinte e opposte.

Da una parte ci saranno quelle persone che per evitare di sentirsi disapprovate e non considerate, risponderanno sempre di sì alle aspettative e alle esigenze altrui. D’altra invece quei soggetti che temendo di perdere qualcosa di sè, negheranno la propria disponibilità, facendosi sfuggire la possibilità di crescere da un punto vista emotivo e psicologico. Comunque la si veda è bene sottolineare che ogni risposta soggettiva è sacrosanta, se non porta turbamento all’individuo stesso ed è espressa nel rispetto del prossimo. Ma nel caso in cui dopo aver interagito con qualcuno, ci si trovi attanagliati dal senso di colpa oppure ci si senta privi di energia, (stati d’animo dovuti a un mancato rispetto di se stessi), cosa possiamo fare per non ricadere nello stesso comportamento la volta seguente? Evitando di cadere nella classica risposta della via di mezzo tra i due atteggiamenti sopra citati, ritengo che ascoltare il proprio corpo e mettere in atto i suoi suggerimenti, sia la forma più sicura e affidabile per non avere ripensamenti o rimorsi successivi.

Già il corpo,questa macchina perfetta che la natura ci ha messo a disposizione ma che spesso viene snobbata se non addirittura bistrattata dall’essere umano. Veneriamo la mente e diamo sempre più credito ai pensieri che ci passano per la testa, senza renderci conto che una mente non pulita da scorie o erbacce ( in questo caso mi riferisco ad idiosincrasie, fissazioni, etc..), non dice la verità. Quante volte riesaminando a posteriori esperienze negative della nostra vita, ci siamo accorti che il nostro corpo era già a conoscenza della verità, suggerendo un comportamento diverso da quello poi intrapreso. La risposta era già li, a portata di mano, ma noi presi dalle nostre credenze, desideri o paure, decidemmo per una soluzione diversa. Con ciò non voglio sminuire il valore della mente, perché attraverso di essa possiamo fare molte cose costruttive nella vita, però è bene riconoscere che la saggezza ancestrale posseduta dal corpo porta l’essere umano a prendere decisioni più coerenti con se stessi. Quindi appurato che il suo ascolto ci porti ad avere ad una maggiore consapevolezza e al conseguente riconoscimento dei nostri limiti, cosa dobbiamo fare  nel concreto nel momento in cui l’altro ci sta chiedendo qualcosa?

La prima cosa da fare è portare l’attenzione sul proprio respiro. Tale modalità metterà a tacere la mente e contemporaneamente favorirà le prime risposte corporee in noi.

La seconda invece è cercare di osservarsi da un punto di vista interno più neutrale possibile, in modo da rendersi conto se il linguaggio del nostro corpo risponde alle richieste dell’altro, con posture di chiusura oppure di apertura.

Quanto sopra esposto non sarà sicuramente la risposta a tutti i conflitti che si possono creare durante le relazioni umane, ma contribuiranno a mio avviso al miglioramento dell’autostima e dello stato di benessere delle persone. 

Se ti è piaciuto questo post e desideri approfondire questi concetti, puoi mandarmi una mail a info@paolo.it oppure telefonare al numero di cellulare 3315828616… Ciao.

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