ritrovare la strada di casa

ritrovare la strada di casa

Ho notato che ultimamente le persone sono sempre più chiuse in sé stesse, assorbite  dai loro pensieri e preoccupazioni. Forse sarà colpa della crisi economica e sociale che stiamo attraversando da una decina di anni, che ci ha resi più incerti e timorosi, sta di fatto che in molti di noi ha prevalso un senso di sfiducia e di smarrimento tale, da sviluppare una chiusura nei confronti del prossimo e della vita. Se a tutto ciò, aggiungiamo la crisi di valori che ha coinvolto la famiglia, la religione e anche la politica, allora si capisce che il pessimismo e lo stato di precarietà non possono che occupare un ruolo di primo piano nella società attuale.

Ciò premesso, per le persone oggigiorno procedere con fiducia e speranza diventa molto difficile, se non addirittura un’utopia per alcuni. Stando quindi all’analisi dei fatti, mi sembra ovvio che se un individuo vuol provare ad uscire da questo caos collettivo e migliorare la qualità della propria vita, deve provvedere da solo a tracciare la strada del proprio cammino. Ognuno di noi possiede delle risorse che sono state messe a disposizione dall’universo per aiutarci nei momenti difficili, esse ci parlano in mille modi, basta saperle ascoltare. Personalmente mi appoggio alla mia creatività, ma spesso faccio tesoro anche di parole o frasi enunciate da grandi menti del passato. Ad esempio, nel leggere un libro di Osho, ho trovato una frase che mi ha colpito molto e che torno a ripetermi tutte le volte che mi trovo ad affrontare una sfida. La frase dice: “una piccola luce è sufficiente, con quella piccola luce puoi compiere un viaggio di migliaia di chilometri senza alcun problema, senza difficoltà. La tua luce potrebbe rischiarare solo quattro passi davanti a te, devi solo camminare e man man che procedi quella luce si sposterà in avanti”.

Per molte persone probabilmente queste parole non evocano niente di particolare, per me invece sono state importantissime, tanto è vero che hanno suscitato una sorta di risveglio interno. Ma come può una semplice frase come quella di Osho esserci d’aiuto e sostenerci nel nostro cammino quotidiano… Eppure possiamo tranquillamente adattare la frase all’attuale situazione sociale, in quanto l’odierno momento, non verrà di certo ricordato per essere stato uno dei più luminosi della storia. Quindi se l’oscurità è nostra compagna di viaggio e continuerà ad esserlo ancora in futuro, come potremo riuscire ad attraversarla e integrarla? Sfruttando ad esempio un pizzico di fantasia. Ricorrendo ad una metafora, mi verrebbe da paragonare l’essere umano ad un’ automobile e se a quest’ultima occorrono dei fari per viaggiare di notte, noi ugualmente avremo bisogno di impiegare i nostri dispositivi sensoriali per muoverci nel buio. Ma quali sono gli strumenti predisposti ad illuminare, i mezzi che la natura ci offre per poter fluire liberamente nella vita?

Secondo me sono il livello di attenzione e la consapevolezza, percezioni cognitive che ci permettono di stare il più a lungo possibile nel qui e ora. Molti insegnamenti ci arrivano anche dalle favole, ed al riguardo mi viene in mente la storia di Pollicino. Pollicino fa cadere dalla propria mano dei sassolini che lo porteranno a ritrovare la strada di casa dal bosco dove è stato portato. Ma quale lezione si nasconde dietro questa favola? A mio avviso l’autore, oltre a mettere in evidenza la furbizia del protagonista, ci presenta come qualità mentali superiori il livello di attenzione e lo stato di presenza messe in campo da Pollicino.

Purtroppo coltivare queste risorse al giorno d’oggi risulta essere una vana impresa, dal momento che le persone sono sempre più con la mente altrove. Basta fare un giro per le strade delle città per rendersi conto di quanto l’essere umano sia alienato e estraneo al mondo che lo circonda. Individui, pronti a venirti addosso perché completamente catturati dai loro cellulari, presi a rispondere in chat ad un conoscente. E’ chiaro che con abitudini così radicate, l’attenzione che volgiamo verso noi stessi e nei confronti dell’ambiente esterno non può che essere scarso, con l’inevitabile risultato di non saper riconoscere i segnali che l’universo ci sta mandando. Non solo, essendo il nostro equilibrio meno stabile perché occupati a fare altre cose, svilupperemo una maggiore cautela nell’affrontare gli ostacoli quotidiani, perché percepiti più grandi di quelli che sono in realtà. Naturalmente questo non vuol essere un discorso prettamente moralistico, perché ritengo che ognuno è libero di comportarsi come crede meglio (sempre che lo faccia nel rispetto degli altri), bensì un invito ad alzare il livello di attenzione e di consapevolezza, perché solo così possiamo cogliere le indicazioni che il mondo ci manda, rinnovando così di giorno in giorno la fiducia nei confronti della vita.

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